Borsa Italiana: si Chiude un 2016 Disastroso

Il 2016? Annus Horribilis, partito male e finito peggio per Piazza Affari, che si è confermata una delle borse che più facilmente si fanno agitare dai venti del panico dei mercati. Si era partiti con la crisi cinese, che aveva fatto pensare il peggio per la crescita su base mondiale e si è passati successivamente attraverso gli stretti del Brexit e delle elezioni di Donald Trump.

Eventi che hanno contribuito a creare incertezza, con gli indici che mediamente hanno fatto registrare un –9,6% su base totale anno su anno, cifre che fanno paura e che allontanano, più di quanto fosse avvenuto fino ad oggi, gli investitori.

Borsa debole e affondata inoltre dalla pessima situazione dei bancari italiani, con problemi di perdita enorme di capitalizzazione che non riguardano soltanto MPS, ma piuttosto l’intero comparto.

Capitalizzazione in picchiata

Le società italiane quotate in borsa valgono 525 miliardi di euro, circa un terzo dell’intero PIL italiano. In questi termini rispetto al 2015 la perdita di valore è stata del 7,5%. Curioso, con il dato del PIL fermo, che si sia registrato un calo tanto brusco, anche se, ancora una volta, bisognerebbe guardare in direzione dei titoli bancari, che sono quelli che hanno appesantito in modo più evidente i listini.

Si quotano sempre meno aziende

Anche le nuove quotazioni sono scese, e di molto. Nel 2015 si erano infatti presentate per la prima volta a piazza affari 27 compagnie, quest’anno soltanto 14. Inoltre sono soltanto 3 quelle che hanno raggiunto il listino principale, ovvero Technogym, Coima res, Enav.

Proseguono a buon ritmo i delisting

Altro dato importante quello delle aziende che decidono, con il cambio di proprietà, ad uscire dalla borsa. C’è quella di Parmalat ancora in corso, e quelle di RCS e di ItalCementi che dovrebbero abbandonare il listino all’inizio del 2017. Significative senza dubbio anche le scalate che hanno tolto dalla borsa Ansaldo STS, Pininfarina e anche Alerion.

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