Disoccupazione in calo: l’Italia torna a crescere?

Un segnale di disgelo dopo anni di recessione oppure siamo di fronte ad una scossa di assestamento? Sono stati diffusi recentemente i dati del Centro Studi di Confindustria che rivedono al rialzo la crescita del PIL stimata per il prossimo anno ed annunciano un calo della disoccupazione.

Secondo il Centro Studi dell’associazione degli imprenditori, l’incertezza politica europea ed italiana disincentivano potenziali investimenti esteri e ciò può essere un fattore di rallentamento.

In ogni caso, il PIL nel 2016 dovrebbe segnare un +0,9% generale a fronte dello +0,7% stimato ad inizio anno ed il 2017 dovrebbe regalare al Bel Paese un +0,8%, 0,3 punti percentuali in più rispetto alla stima precedente che segnava la crescita italiana per l’anno prossimo allo 0,5%.

Disoccupazione in calo?

Secondo Confindustria il tasso di disoccupazione del 2016 si attesta intorno all’11,4% mentre l’anno prossimo dovrebbe scendere all’11%, meglio rispetto all’11,2% pronosticato nella precedente rilevazione. Nel 2018, inoltre, il Centro Studi prevede un ulteriore diminuzione con la disoccupazione generale pari al 10,5%.

E l’occupazione? Chi legge i dati sa che è una cosa diversa in quanto misura effettivamente la percentuale di persone che hanno un impiego o lo stanno cercando.

L’anno prossimo dovrebbe aumentare dell’1,1% mentre nel 2018 dovrebbe crescere di un ulteriore 0,6%. A quanto pare, quindi, dovrebbe aumentare il numero di italiani che è effettivamente impiegato o, quanto meno, cerca un lavoro. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito al fenomeno del “ritiro” dal mercato di molte persone che hanno perso completamente la fiducia ed hanno smesso di cercare un’occupazione.

Ancora alta la soglia di povertà

Lo studio ci presenta un’Italia ancora dilaniata dal dramma della povertà: 4,6 milioni di nostri concittadini vivono in uno stato di estremo disagio e sono il 157% in più rispetto al 2007, ultimo anno pre-crisi economica.

In particolare, gli esperti sottolineano che questo arretramento non ha eguali dal dopoguerra ad oggi e, in qualche modo, avallano indirettamente la tesi di chi sostiene da anni che più che di fronte ad una crisi economica stiamo attraversando un cambiamento radicale dell’economia e del mondo dal quale, probabilmente, usciremo rivoluzionati in maniera definitiva.

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