Con il governo Gentiloni torna il Ministero del Mezzogiorno

Si torna a parlare di Mezzogiorno, almeno al governo. Una parola che si era allontanata insieme alla Prima Repubblica dai piani che contano (era il 1993 quando fu abolito il Ministero per il Mezzogiorno) e che riapre una questione forse mai sopita e mai risolta in Italia.

D’altronde i dati sono sotto gli occhi di tutti: la Coesione Territoriale, che tra le altre cose è una delle deleghe presenti nel ministero, non è mai arrivata e invece le distanze tra Nord e Sud sono continuate ad aumentare, soprattutto in virtù della riduzione della spesa pubblica e di una crisi che è riuscita a spazzare via moltissime realtà produttive del meridione d’Italia.

Torna dunque il Ministero del Mezzogiorno, pur senza portafoglio e dunque senza capacità di spesa e di bilancio autonomo, ma comunque dalla fortissima carica simbolica, segno che il governo, per citare le parole del neo Primo Ministro Gentiloni vorrebbe almeno provare a fare sul serio, non avendo alcuna intenzione di instaurarsi in modo temporaneo e soltanto per portare a termine il compitino della legge elettorale.

Al Sud intanto, soprattutto sulle colonne dei principali giornali, passateci il gioco di parole, del Mezzogiorno, si gioisce: è segno di un rinnovato interesse per la questione meridionale, ora che la questione settentrionale sembra essere completamente svanita dal palcoscenico politico nazionale, con la Lega Nord che si è trasformata da partito secessionista a partito che, almeno nelle intenzioni del segretario Matteo Salvini, vorrebbe provare ad esercitare il suo ascendente su tutta la penisola.

A prendere la guida del Ministero del Mezzogiorno sarà De Vincenti, nel vecchio governo Renzi appena dimissionario già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sempre presente però nelle visite di Matteo Renzi a Sud. Fu lui ad essere presente alla firma dei Patti con il Sud, e durante le visite agli Scavi di Pompei e allo stabilimento della Fiat di Termini Imerese.

Staremo a vedere se il ministero lo sarà soltanto sulla carta, o se un governo comunque in bilico e con le opposizioni che richiedono a gran voce elezioni, sarà davvero in grado di imprimere una svolta netta alla questione meridionale.

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